Il rovo (Rubus fruticosus)

Al nominare la parola rovo, alla maggior parte delle persone si rizzano i capelli…
Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha combattuto per toglierlo da qualche sentiero, angolo di giardino o bosco chiedendosi “a cosa servirà mai questa piantaccia”??

Ebbene… il rovo (Rubus fruticosus) invece è una componente…FONDAMENTALE per l’equilibrio dell’ecosistema.
E’ una di quelle piante dette “piante medicina” (da non confondere con medicinali) perché in Natura ha il compito di curare tutto quello, che per varie cause, ha perso il suo equilibrio. E’ la pianta che sa vivere dove gli altri non ce la fanno, che sa adattarsi ad ogni situazione e ha delle incredibili strategie evolutive per difendersi dai pericoli sempre presenti.

Fa parte della famiglia delle Rosacee, “cassetto della sistematica” già di per sé preziosissimo per l’ecosistema in quanto formato da moltissime specie ad elevato valore ecologico. Il che, tradotto nella realtà, significa piante capaci di racchiudere in sé molteplici funzioni utili a salvaguardare il difficilissimo equilibrio naturale. Fornire cibo, riparo, siti adatti alla riproduzione, consolidare il terreno etc.
Ma ciò che rende il rovo unico nel suo genere e che lo fa “splendere sopra gli altri” è la sua capacità di curare gli squilibri. Grazie alla sua attitudine a creare delle simbiosi, ovvero dei rapporti di mutua utilità (io do a te, tu dai a me) con svariati organismi presenti nel terreno, riesce a curarlo e farlo tornare alle sue caratteristiche iniziali, soprattutto a livello di pH.                             

Ogni volta infatti che avviene un evento traumatico (incendio, frana, slavina, taglio troppo invasivo ecc), il terreno perde le sue caratteristiche iniziali e diventa inospitale per la maggior parte dei semi che quindi non riescono più a germinare. Grazie alla sua abilità adattativa, il rovo riesce invece a colonizzarli lo stesso e, lavorando incessantemente con le sue radici, se ne prende cura e li riporta lentamente ad essere nuovamente accoglienti per la vita vegetale e animale.

Ma la cosa più affascinante di questa pianta è il modo in cui, una volta svolto il suo compito, sa lasciare spazio agli altri... Dopo un po’ di anni che si è insediato in un terreno, creando quei classici “muri impenetrabili”, i semi delle piante che ci sono attorno, si incastrano al suo interno e attendono pazientemente protetti lì sotto. Nel momento in cui il terreno gli permetterà di germogliare, partiranno e cominceranno a crescere (le giovani piante sono tutte predisposte per poter sopportare per qualche anno l’ombreggiamento). Una volta cresciuti cominceranno a fargli ombra, unica cosa che lo mette in difficoltà e, piano piano, il rovo comincerà a seccarsi e a… lasciar spazio alle nuove piante.

E’ chiaro che tutto questo richiede del tempo, che spesso non combacia col nostro. Per curare un terreno, il rovo necessita mediamente di 10-15 anni. A noi possono sembrare tantissimi, ma per la Natura sono un soffio di vento.
Quindi il rovo è vita, rispettiamolo nel suo essere così prezioso per l’ambiente che ci ospita…